di Barbara BAudissard
La meditazione é presenza, Essere in presenza; é un tempo in cui possiamo osservare la nostra mente; é un momento che ci prendiamo per stare con noi stessi. QUI e ORA. È una pratica che ci consente di agire la nostra flessibilità e sensitività cognitiva, il nostro pensiero si libera. Ma é anche pratica sociale.
In tutte le culture arcaiche, in particolar modo quelle orientali, troviamo come elemento chiave del processo di regolazione dell’individuo le pratiche meditative. Nelle 8 membra dello yoga insieme agli ASANA (posture), il PRANAYAMA (respiro), gli YAMA (astensioni), i NIYAMA (osservanze), troviamo DHARANA, DHYANA, SAMADHI, focalizzazione, stabilizzazione, pura consapevolezza[1].
Il Taoismo utilizza la meditazione come strumento per la conservazione dell’energia vitale (Qi) e per la quiete mentale[2].
Spostandoci nel Mediterraneo la stessa filosofia stoica e tutta la cultura ellenistica parla di attenzione vigile al momento presente[3].
La moderna mindfulness[4] e le più prestigiose università[5] del mondo hanno pubblicato studi fondamentali che dimostrano l’impatto biologico, neurologico e psicologico della meditazione. E se qualche anno fa occorreva seguire una pratica di fede per potersi approcciare alla tematica, oggi diventa un imperativo biologico capirne il funzionamento.
Una prima grande differenziazione va fatta tra focalizzazione/concentrazione e meditazione vera e propria, ma va esercitata la prima se si vuole poi praticare la seconda[6].
Ma se la meditazione come atto privato é più noto e più esplorabile anche sui social, più interessante il suo impatto sul campo relazionale, in chiave di potente regolatore delle interazioni umane e, secondo alcune teorie storiche (ma sempre più attuali con il progredire della fisica quantistica), della coscienza collettiva.
Due gli esempi che mi preme portare in evidenza: i monasteri buddisti sparsi per il mondo (ma in realtà se pensate bene anche nel nostro mondo monastico la preghiera assume spesso le caratteristiche di un atto meditativo) e un esperimento tenutosi a Beirut nel 1983 durante la guerra.
Nei monasteri, dove la meditazione viene utilizzata anche come strumento di trasformazione del modo in cui ci si relaziona con gli altri membri della comunità (il sangha), gli esperimenti fatti sui monaci dimostrano che a lungo termine la meditazione modifica la plasticità cerebrale, aumentando il controllo delle emozioni: fuori dallo spettro meditativo questo vuol dire minor conflitto e minore aggressività (pensate alle nostre scuole e all’impatto di alcuni progetti sulla meditazione che si stanno tenendo). La destrutturazione dell’attaccamento e del risentimento sono focus specifici di alcune meditazioni (Metta). Ma il passaggio più interessante é senza dubbio la scoperta che la stabilità mentale di chi pratica intensamente crea un campo di calma che influenza positivamente chi gli sta intorno riducendo così lo stress collettivo anche in soggetti non meditatori.
L’esperimento di Beirut ci aiuta a capire ancora meglio ciò di cui stiamo parlando, 1983. Progetto Internazionale di Pace. 65-241 meditatori trascendentali si trovano a Gerusalemme. Monitorati nel loro praticare gli scienziati della Harvard University hanno rilevato: diminuzione della violenza (drastica riduzione del numero di morti in combattimenti bellici a Beirut); indicatori sociali positivi (calo dei crimini ordinari); aumento dell’indice di borsa a Tel Aviv[7].
In un contesto contemporaneo dove l’aggressività é il driver regolatore di tutte le interazioni umane capite bene come approfondire il tema della meditazione possa essere per i Manager, per i professionisti o in uno spettro più ampio per noi esseri umani una chiave di svolta interessante.
[1] Yoga Sutra di Pataniali.
[2] Zhuangzi. IV sec. a.C. / Tao Te Ching, VI-IV sec. A.C.
[3] Marco Aurelio. A sé stesso
[4] Kabat Zinn ha trasformato la meditazione buddista in una pratica scientifica e laica, ideando il protocollo MBSR per la riduzione dello stress. Ha definito la mindfulness come la capacità di prestare attenzione al momento presente in modo intenzionale e non giudicante. La sua intuizione ha integrato la consapevolezza orientale nella medicina occidentale, validandone l’efficacia clinica contro l’ansia e il dolore cronico. Oggi il suo metodo è applicato globalmente in ospedali, scuole, aziende per migliorare il benessere mentale.
[5] Harvard University 2026. Neural Correlates of meditation-induced changes in self-related traits: a resting state fMRI study / Multi-System Brain body mechanisms of mental Health in long term meditation
MIT. 2026. Meditation and neurofeedback: a systematic scoping review, synthesis, and framework / Mindfulness, cognition, and long-term meditators: toward a science of advanced meditation
[6] Istituto Lama Tzong Khapa. ABC della Meditazione. Corso in presenza. Ven. Constance Miller
[7] David W.Orme-Johnson, Charles N. Alexander, John L. Davies International Peace Project in the Middle East: the effects of the Maharishi Technology of the United Field. I988
Sarebbe troppo lungo e noioso per il lettore elencare tutte le molteplici meditazioni, i filoni, le opportunità, ma non posso chiudere questo mio articolo senza citare un grande maestro contemporaneo Thich Nhat Hanh (10926-2022), vietnamita (una cultura a me molto cara) e chiudere con una sua celebre frase
“Non c’é una via per la Pace,
la Pace é la via.
Non c’è una via per la Felicità
La Felicità é la via.
Cammina come se stessi baciando
La terra con i tuoi piedi”
MEDITAZIONI A ME CARE
Meditazione per aprire il cuore. Thich Nhat Hanh. Letta da Mauro Scardovelli
Meditazione Tong Len “dare e ricevere”. Atisha Dipankara Shrijnana. 982 d.C.


