Regolazione. Un imperativo biologico

di Barbara Baudissard

Spesso il flusso dei miei pensieri segue i miei studi e i miei studi nascono dal desiderio impellente di andare incontro alle nuove esigenze delle persone che popolano il mondo del lavoro. La gestione del proprio stato di regolazione, in questo momento, rappresenta un NEED improrogabile viste le ultime ricerche sul disingaggio, la depressione, lo stress. Non c’é crescita professionale senza un sentimento di sicurezza, non esiste sviluppo delle capabilities senza aver lavorato sul proprio grounding, non si può parlare di team eccellente se i membri non hanno colto il profondo valore della co-regolazione. È il momento di iniziare a parlarne, in modo semplice, efficace, con strumenti che ci possano aiutare tutit i giorni. Grazie Stephen Porges[1], grazie Deb Dana[2]. Grazie Teoria Polivagale.

Cambio di paradigma, dal “Cogito ergo sum cartesiano”, al “Sento e quindi sono”. Ma noi non siamo stati alfabetizzati per comprendere i segnali del nostro corpo, orientati da decenni a prenderci cura dei pensieri e della nostra testa. Occorre partire da zero, ascoltarsi, accettarsi, per poi ripartire.

Tutti i nostri percorsi, che siano formativi, di Accompagnamento, di team coaching… partono dal presupposto che si possa lavorare sulle proprie capacità solo e solo se prima si é lavorato sul proprio stato di regolazione, o come citano i nostri modelli, si sia appreso con stare in grounding.

Le teorie che avvalorano l’importanza di imparare a gestire il proprio stato di regolazione sono tante, ma a nostro parere quella che più si avvicina al pensiero occidentale e di natura scientifica é la teoria polivagale. Il Polyvagal Institute[3] voluto da Stephen Porges[4] é ricco di stimoli e di studi interessanti che ci danno una chiave di lettura innovativa, confortante e compassionevole del nostro stato emotivo.

Il nostro sistema nervoso, formatosi millenni di anni fa risponde in maniera autonoma e rapidissima agli stimoli esterni (neurocezione); nato per difenderci si attiva in modo diverso a seconda dell’ambiente e dei traumi vissuti. Non possiamo far altro che “accorgerci” di quando e come si attiva e cercare di recuperare la sicurezza perduta: occorre imparare a inviare intenzionalmente al sistema nervoso messaggi confortanti. I segnali inviati così al tronco encefalico, parte antica del cervello e sede della neurocezione possono rilassarlo e mandarlo in apertura sociale.

Il desiderio qui é di passare subito all’opera e lasciare la teoria alla vostra voglia di approfondire in bibliografia.

Esistono cinque classi di “tecniche” che supportano questo lavoro di regolazione, per ognuna potremmo parlare ore e giorni e saranno oggetto di monografie specifiche[5]:

  • Il respiro (impatto diretto sul nervo vago)
  • Il suono e vocalizzazione (il nervo vago é direttamente correlato alla bocca e alla laringe)
  • Il movimento lento e ritmico (thai Chi, Qi Cong, Yoga…)
  • Mindfulness corporea (capire in quale stato autonomico ci si trova)
  • Co-regolazione intenzionale

Occorre usare il corpo in un dialogo gentile. In un pattern:

NEUROCEZIONE – CONSAPEVOLEZZA – REGOLAZIONE

La neurocezione come abbiamo detto arriva prima della percezione e quindi non possiamo che osservarla e comprendere gli effetti di questa attivazione; però possiamo lavorare sulla nostra consapevolezza, sull’accorgerci di cosa succede al nostro sistema nervoso e qui nasce la magia.

[1] Stephen W. Porges. La teoria polivagale. Giovanni Fioriti Editore, 2014

[2] Deb dana. La teoria polivagale nella terapia. Giovanni Fioriti Editore, 2019

[3] https://www.polyvagalinstitute.org

[4] https://www.stephenporges.com

[5] Deb Dana. Anchored. Sounds True Adult, 2021

Natural Methods of Vagus Nerve Stimultation Polyvagal Institute PVI
albero

Familiarizzare con le reazioni del sistema nervoso vuol dire prendersi cura del proprio stato e comprendere che la reazione é di natura biologica, non dipende da noi e soprattutto e una tutela alla nostra sopravvivenza. Familiarizzare con i meccanismi di apertura e chiusura vuol dire diventare più consapevoli di come funzioniamo, ma soprattutto accettare tutto ciò come naturale. Cambia il paradigma, non più “noi siamo sbagliati”, ma piuttosto cosa sta capitando al nostro corpo e come posso fare per rimandarlo in regolazione.

Piccola esperienza da neofiti. Da quando ci alziamo la mattina fino a sera fermiamoci quattro o cinque volte e chiediamoci in quale stato siamo: regolati e in sintonia con cosa ci sta intorno, tesi e attivi in una sorta di fuga o attacco, oppure chiusi e con la sensazione che tutto sia troppo?

Chiedetevi poi CHI solitamente vi fa stare bene, I LUOGHI, I MOMENTI. Esplicitateli, recuperateli, fatene tesoro e usateli come ancore quando sentite che state entrando in un territorio difficile per il vostro sistema nervoso.

Un viaggio appena iniziato.

A presto.

Cambia il paradigma, non più “noi siamo sbagliati”, ma piuttosto cosa sta capitando al nostro corpo e come posso fare per rimandarlo in regolazione.

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